"Colture e allevamenti intensivi favoriscono il coronavirus", la tesi di Report fa infuriare la Lega

Secondo un'inchiesta della trasmissione di Rai Tre ci sarebbe una correlazione tra i liquami versati nei terreni in Pianura padana e la diffusione della malattia. Il Carroccio: "Fake news"

Gli allevamenti intensivi e l'agricoltura sono tra i possibili responsabili della diffusione del coronavirus nella Pianura padana. E' questa la nuova “pista” lanciata dalla trasmissione Report di Rai Tre, secondo cui l'inquinamento causato dal settore primario, in particolare attraverso gli spandimenti di liquami sui terreni, avrebbero avuto un ruolo importante nella diffusione del Covid-19.

“Solo pochi giorni fa – spiegano da Report – è uscito uno studio preliminare della Società italiana di medicina ambientale che ipotizza una correlazione tra la diffusione del coronavirus in Pianura padana e l’inquinamento da Pm10. Il caso monitorato è quello di Brescia e provincia, che insieme a Bergamo ha raggiunto il più alto numero di contagi. Ed è a Brescia che siamo stati la prima metà di febbraio a documentare come avvengono gli spandimenti di liquami sui terreni, mentre il virus si stava diffondendo tra la popolazione”, riporta BresciaToday.

La tesi di Report

“Se si guarda la mappa sulla densità di emissioni dell’ammoniaca in Pianura Padana – fanno sapere ancora da Report – ci si accorge che la parte con le più alte soglie corrisponde al triangolo tra Brescia, Mantova e Cremona, quello con il maggior numero di allevamenti intensivi d’Italia. Secondo l’Arpa esiste una correlazione tra gli spandimenti e l’aumento del Pm10: eppure la Regione per tutto il mese di febbraio ha concesso ben 7 volte l’autorizzazione degli spandimenti nel Bresciano anche se era in vigore il blocco invernale. Quello che è successo, guardando i dati Arpa, è che nei giorni in cui sono stati autorizzati gli spandimenti ci sono stati diversi sforamenti dei limiti di Pm10. Nel position paper della Società italiana di medicina ambientale si ipotizza che il Pm 10 abbia aiutato la diffusione del Coronavirus: il particolato avrebbe trasportato come un aeroplano le particelle del virus a decine di metri di distanza, aumentando i contagi”.

La replica dell’assessore

In attesa di ulteriori evidenze scientifiche, l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Fabio Rolfi smentisce ogni ipotesi: “Rivendico la mia posizione – ha ribadito su Facebook dopo aver segnalato che la sua intervista a Report è stata 'smontata e rimontata ad arte' – : L’agricoltura e la zootecnia non sono fonte primaria di inquinamento, anzi. Sono parte della soluzione al problema, grazie ai passi da gigante fatti in questi anni in termini di sostenibilità ambientale e innovazione. Mai avrei pensato che si potesse arrivare a collegare agricoltura e diffusione del Coronavirus. Il canone Rai va abolito”. 

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Sulla stessa linea la Lega, partito di Rolfi: "Sdegno per la puntata di Report sulla zootecnia italiana andata in onda ieri. Mai viste tante fake news in un colpo solo e per di più diffuse senza basi scientifiche", si legge in una nota dei parlamentari del Carroccio. "In pratica, per il servizio pubblico radiotelevisivo, questo settore è causa di diffusione del Covid-19. Semplicemente ignobile. Secondo Ispra, l'agricoltura tutta - zootecnia e agricoltura - è responsabile delle emissioni di polveri sottili per meno del 15 per cento. Peraltro, con una riduzione di quasi il 30 per cento rispetto al 1990. Sempre l'Ispra - e non il Bar Sport - stima che in Lombardia lo sia per il 6,7 per cento. Nel nord Italia, dove si allevano circa 40 milioni di capi grossi, l'inquinamento delle falde acquifere da nitrati imputabile alla zootecnia è del 10 per cento con l'eccezione del Piemonte dove è del 19. Per quanto riguarda le emissioni di C02, l'agricoltura ha un bilancio pari a zero. Quanto viene emesso è riassorbito dall'attività agricola stessa. Perché tutto questo è stato omesso nel servizio di Report? Chiederemo anche questo all'ad Fabrizio Salini in commissione di Vigilanza Rai", conclude la nota.

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